31/01/09

d) Il Buddismo.

d) Il Buddismo.

LA VITA DI BUDDHA:

(vero nome Siddharta Gautama) si suddivide
in quattro fasi:

1) nascita e infanzia;
2) cammino verso l'illuminazione;
3) Predicazione;
4) fine della vita terrena ed entrata nel parinirvana.

Il principe Siddharta trascorse i suoi primi 29 anni nel lusso e nelle gioie proprie del suo rango, finchè non si imbattè prima in un vecchio sofferente, poi in un ammalato, infine in un morto. Un successivo incontro con un eremita segnò la svolta definitiva della sua vita: Siddharta, scosso nel profondo del suo animo, abbandonò gli agi e il lusso per andare alla ricerca del senso della vita e, soprattutto, della sofferenza.

Dopo un primo approccio alla filosofia indù, sotto la guida di due famosi brahmani, deluso preferì passare alla pratica e si ritirò nella foresta. Qui, assieme a cinque samana, si sottopose a una rigidissima disciplina ascetica, nel corso della quale, secondo la tradizione, per sei anni si nutrì esclusivamente di un solo chicco di riso al giorno. Deluso però anche da questa pratica, che non gli portò i risultati sperati, si staccò dagli asceti e, ormai 35enne, decise di sedersi sotto un albero di fico e meditare incessantemente, finchè non avesse raggiunto la comprensione della sofferenza.

Raggiuntala nel giro di una notte, nel corso della quale superò le ultime tentazioni di Mara (il diavolo dei buddhisti), decise di diffondere il suo messaggio di salvezza agli uomini e si incamminò verso la città santa di Benares, dove predicò il suo primo sermone. Durante i suoi 45 anni di viaggi di predicazione, si convertirono al suo insegnamento numerose persone e fondò molte comunità (sangha) di monaci (bikkhu).

Alla sua morte, avvenuta a 80 anni, la sua salma venne cremata e le ceneri disputate tra i discepoli, che li divisero fra i 9 regni in cui il Buddha aveva predicato, i quali fecero edificare, su di esse, dei tumuli funebri (stupa), venerati tutt'ora. Oltre a questi, tuttavia, sorsero in seguito molti altri tumuli, non contenenti però l'urna funeraria.

SCUOLE E CORRENTI: i primi buddisti erano tutti monaci organizzati in comunità, la cui esistenza dipendeva dalle offerte dei fedeli. Dopo la morte di Buddha, tuttavia, la religione da lui fondata si divise in tante sette diverse, che poi hanno formato, verso la fine del primo secolo a.C., due grandi rami, detti il Piccolo Veicolo e il Grande Veicolo. I fedeli del primo seguono le tradizioni del Buddhismo antico, non hanno introdotto innovazioni di sorta. Quelli del secondo, invece, danno meno importanza alla regola monastica, estendendo la loro dottrina anche ai laici.

Per il Piccolo Veicolo, infatti, la salvezza è concessa solo ai monaci, mentre nel Grande tutti possono aspirarvi, purchè devoti ai salvatori, rappresentati da Buddha e dai vari Bodhisattva.

Questi ultimi rappresentano un'ennesimo punto di scissione: se l'ideale di vita dei seguaci del Piccolo Veicolo era l'Arhat, il santo che isolato dal mondo raggiunge la salvezza nel nirvana e parinirvana, quello dei seguaci del Grande Veicolo fu, invece, il Bodhisattva, cioè il santo che rinuncia, anche se realizzato nel nirvana, alla propria completa salvezza, che si realizza entrando nel parinirvana, per amore del genere umano sofferente, che aiuta, promettendo di reincarnarsi, fino a quando tutto il genere umano non lo avrà raggiunto. Solo allora potrà entrare nel parinirvana, cioè non reincarnarsi più.

Come è evidente, questa dottrina dà molta importanza alla compassione, la quale non è ritenuta così importante, invece, nella dottrina del Piccolo Veicolo. Forse è per questo che ebbe maggior diffusione fra gli strati popolari, che riempirono il pantheon buddhista, fino ad allora vuoto, delle figure di questi Bodhisattva. I Dalai Lama sono, per esempio, Bodhisattva, ma appartengono a una forma di Buddhismo particolare, quello tantrico, chiamato Veicolo di Diamante o Lamaismo. Esso è l'aspetto esoterico del Buddhismo classico. Si sviluppò in Tibet, ma vi fu importato dai missionari indiani, nell' 8° sec.d.C, dove non ebbe difficoltà ad integrarsi con la primitiva religione sciamanica dei Bon (gli antichi rituali sciamanici ben si accordavano con i rituali magici del Tantrismo). Fu grazie alle traduzioni operate dai monaci, che per l'occasione crearono la lingua scritta tibetana (tutt'ora in uso), degli antichi manoscritti buddhisti, cui la maggior parte degli originali andò distrutta dalle invasioni mussulmane del 12°sec.d.C., se oggi noi possiamo conoscere questa dottrina. Gli storici si basano, tuttora, su queste.

Il Buddhismo quindi, nato in India, scomparve quasi del tutto dalla terra d'origine, poichè soppiantato ancora una volta dall'Induismo, in compenso però si diffuse in tutto il mondo, grazie all'opera paziente dei Lama tibetani.

LE STRADE PER ARRIVARE ALLA LIBERAZIONE: per tutti i tipi di Buddhismo resta valido l'insegnamento di Buddha, che si dispiega nell'enunciazione delle 4 nobili verità, nei 5 precetti e nel nobile ottuplice sentiero che ne derivano (quest'ultimo punto è infatti compreso nella quarta verità, il secondo: una specificazione del terzo e quarto sentiero). Differenze ci sono, semmai, nel modo di interpretarlo: il Piccolo Veicolo, per esempio, considera il samsara in antitesi al nirvana, mentre, per il Grande Veicolo, samsara e nirvana sono due aspetti della stessa realtà, dell'"essenza del vuoto"; ma andiamo con ordine.

La prima verità enunciata da Buddha dice che, tutto nella vita è sofferenza.
La seconda spiega che, questa nasce dai desideri insoddisfatti.
La terza, invece, asserisce che la sua fine viene solo con l'eliminazione dei medesimi.
La quarta, infine, espone la via della liberazione, che è la via di mezzo, cioè il nobile ottuplice sentiero:

-retta fede,
-retta volontà,
-retto linguaggio,
-retta azione,
-retta vita,
-retta applicazione,
-retta concentrazione e
-retta meditazione.

Ai 5 precetti, prima menzionati, se ne aggiungono altri 5 per i monaci, facoltativi per i laici. Questi, che riguardano il rispetto della vita, ricordano molto i 5 precetti del Giainismo e quelli dello Hata-yoga.(1)

Dall'ignoranza nascono le tre radici del male: cupidigia, odio e opinioni sbagliate, che tengono legato l'uomo, il quale, per soddisfare i desideri non realizzati in vita, è spinto a rinascere più volte. Attraverso il nobile ottuplice sentiero egli può, però, arrivare al nirvana, cioè alla condizione di non desiderio, attraverso il quale, dopo la morte, non sarà più costretto a rinascere; entrerà cioè nel para-nirvana.

L'eliminazione del dolore coincide, quindi, con l'interruzione del flusso continuo di mutamenti: la morte fisica, però, annulla l'individualità, ma non l'eternità degli atti compiuti e i loro effeti; quindi è necessario arrivare a superare anche quest'ultima, attraverso, appunto il nobile ottuplice sentiero, chiamato anche la "via di mezzo" perchè non vuole un ascesi rigida, tipica invece dello yoga classico, ma più dolce, "mitigata".

Fin qui tutto è molto simile all'Induismo, le differenze sostanziali con questo sono, difatti, altre. Prima di tutto l'accento che il Buddhismo pone sull'amore (che lo fanno essere, in ordine cronologico, la prima religione incentrata sulla fratellanza), se nel Piccolo Veicolo questo concetto ha un'importanza più limitata, nel Grande investe tutto il sistema etico. Poi la concezione del Brahman e dell'atman. Il Buddha si è sempre rifiutato di rispondere alla domanda se esistesse o meno un Dio trascendente, non ritenendo questa conoscenza utile ai fini della liberazione. Quindi, il nirvana dei buddhisti, risulta essere diverso dalla nozione di liberazione propria degli indù. Questi la considerano un'"unione", un "riassorbimento" in un principio supremo; mentre, i buddhisti, la vedono più come una "cessazione" di tensioni interne.

Anche l'atmam, cioè la vera realtà dell'uomo, è concepito in maniera differente: i buddhisti rifiutano la nozione di Sè e parlano di un non-Sè (Anatta); viene negato il concetto di individualità, di un "io" come entità eterna e assoluta, a favore della concezione di "vacuità universale", secondo cui il nucleo centrale dell'uomo, la sua vera natura, sarebbe il vuoto.

Ciò deriverebbe dal fatto che, sia il mondo, sia l'Io fenomenico che lo percepisce, altro non sarebbero se non il risultato dell'unione di vari elementi che, al momento della morte, si dissolverebbero per ricomporsi nuovamente al momento della rinascita. Questi elementi andrebbero a costituire i 5 skandha (sanscrito: aggregati), cioè i 5 possibili modi di essere della realtà: materia, sensazione, idea, emozione e coscienza.

Entrambi questi pensieri religiosi, comunque, concordano nell'affermare che l'illuminazione sia conoscibile solo attraverso esperienza diretta, il che fa capire come queste divisioni siano solamente apparenti, frutto di speculazioni filosofiche.

Infine, diciamo che, qualunque sia il veicolo intrapreso, per accedere al nirvana anch'esso va abbandonato. La liberazione, cioè, implica il superamento della stessa dottrina. Fu Buddha a spiegare che "la zattera non va portata con sè, una volta raggiunta l'altra sponda, ma va abbandonata".

LA MEDITAZIONE: particolare menzione merita la meditazione (momento culmine del nobile ottuplice sentiero), in cui si arriva all'apice della beatitudine, si acquistano poteri occulti e conoscenze trascendentali. Essa è caratterizzata da 4 stadi, che ricordano i tre dello Yoga.

Il primo è caratterizzato dalla riflessione razionale su un oggetto religioso,
nel secondo qusta attività cessa e si è in contemplazione,
nel terzo svaniscono anche i sentimenti e, infine,
nel quarto, dopo aver superato l'emotività e trasceso il razionale, si entra in uno stato di imperturbabilità assoluta.

Il Buddhismo Zen (meditazione) le attribuisce molta importanza. Il Buddhismo tantrico dà importanza, invece, anche ai sensi. Il suo tipo di meditazione si avvale, infatti, di supporti corporei, magici ed esoterici, come mantra, mudra, yantra, mandala e lingam. Niente a che vedere, per esempio, coi Koan del Chan cinese (aneddoti paradossali finalizzati alla concentrazione).


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(1) Vedere tavola comparata nell'ultimo capitolo.