Pier Luigi Ighina/Puntata Report

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esempio di testo


IDEE, INVENZIONI, BREVETTI

di Bernardo Iovene

Indice

esempio di testo

SPEAKER

Un lucchetto, un pedale per aprire il bidone dell’immondizia, il videocitofono, l’ascensore di casa. Questi oggetti non hanno all’apparenza niente in comune, eppure c’è un attestato che li riunisce in un’unica categoria: il brevetto di invenzione.

MILENA GABANELLI in studio

Buonasera. Oggi parleremo di brevetti e di invenzioni: due cose diverse in quanto l’invenzione non è tutelata mentre il brevetto è la patente di paternità. Anche se poi vedremo che le cose non sempre sono così tranquille. I brevetti, per esempio, nella fase di transizione, nel periodo in cui devono essere approvati, rischiano di essere copiati. I brevetti possono essere anche ostacolati, specialmente quando la loro diffusione lederebbe, in qualche modo, degli interessi consolidati. Ma prima di entrare in questo intrigo, Beba Nerò ci racconterà tutte le caratteristiche che deve avere un’invenzione per essere brevettata e, inoltre, quanto costa un brevetto. Ci mostrerà, insomma, tutto l’iter che va dall’idea fino alla sua diffusione sul mercato e vedremo che, più l’idea è semplice, e più si vende bene.

SPEAKER

Verrebbe da chiedersi: ma queste cose chi le ha inventate e soprattutto come ha fatto l’inventore a trasformare una semplice idea in un prodotto vero e proprio? Non so di preciso cosa sia questo ma se qualcuno lo ha prodotto significa che è stato brevettato (su immagini di un oggetto). Un’invenzione per essere brevettata deve arrivare all’ufficio centrale di Roma. Nella banca dati dell’ufficio vengono depositate ogni anno circa 13.000 richieste di brevettazione. Dal tappino del dentifricio, alla macchina industriale più sofisticata, dallo scolapasta, alla pianta modificata geneticamente. Possono essere depositate sia invenzioni straordinarie che oggetti di grande fantasia ma di nessuna utilità. VOCE FUORI CAMPO DI UN UOMO (su disegno di brevetto) Oppure questo sistema in caso di morte apparente. La persona che è stata tumulata per errore tira una corda e segnala che è ancora viva. Per fortuna grazie anche alle prese d’aria previste nella bara!

SPEAKER

E quindi che caratteristiche deve avere un prodotto per diventare un brevetto?

MARIA GRAZIA DEL GALLO – Dir. Ufficio Brevetti – Roma

Deve essere un ritrovato nuovo, originale, suscettibile di applicazioni industriali e lecito.

SPEAKER

(su immagini della plastica che avvolge un’audiocassetta)

Il brevetto non è che una forma di monopolio e questo non è poco. Grazie ad esso, ad esempio, l’inventore di questo comune modo di scartare un pacchetto, è diventato miliardario cedendo i diritti ad una azienda americana. E se si può diventare ricchi con un’idea del genere, immaginate i proventi che si possono ricavare dal monopolio di oggetti come i CD, l’antenna parabolica o un particolare farmaco. Depositare un brevetto non è facile come sembra: l’inventore deve disegnarlo e documentarlo accuratamente, senza trascurare nessun particolare perché gli esaminatori, per concedere lo sfruttamento del monopolio dell’invenzione, devono essere in grado di riprodurla. Ma la cosa più importante è verificare che effettivamente nessun altro abbia già depositato lo stesso brevetto.

IVANA PUGLIESE – Esaminatrice d’invenzione

L’esame tecnico viene effettuato in base alla classificazione da persone del ramo. Io sono una farmacista quindi mi occupo più di invenzioni chimiche.

SPEAKER

Vedete anche se ci sono invenzioni uguali?

IVANA PUGLIESE – Esaminatrice d’invenzione

No perché noi non facciamo l’esame di novità. In Italia non si fa l’esame di novità.

SPEAKER

L’esaminatore controlla che l’idea sia brevettabile ma non verifica se nella banca dati esista o meno qualcosa di simile. Per questa ragione molto spesso i singoli inventori, come le grandi aziende, si rivolgono ai mandatari ovvero figure professionali che si occupano della documentazione del brevetto e verificano che non ce ne sia un altro uguale.

CORRADO MODUGNO – Mandatario

Quando l’azienda o l’inventore lo richiede facciamo delle ricerche brevettali cioè andiamo a vedere nelle banche dati tutti i brevetti che possono anticipare delle caratteristiche che sono oggetto del brevetto. E’ importante l’informazione brevettuale perché rende possibile sapere cosa fa la concorrenza, che cosa sta sviluppando.

SPEAKER

Ovviamente depositare un’idea costa. Per i venti anni della durata del monopolio sul brevetto l’inventore deve pagare le tasse.

IVANA PUGLIESE – Esaminatrice d’invenzione

Un brevetto in Italia costa pochissimo. Da un minimo di 315.000 lire fino ad un milione al ventesimo anno. E’ chiaro che se ci si rivolge al consulente il costo aumenta.

SPEAKER

Una volta consegnata all’Ufficio Brevetti di Roma l’invenzione è segregata. Nessuno può conoscerne il contenuto: deve subito passare all’Ufficio Brevetti dell’Esercito che valuta se il progetto può essere utilizzato per scopi militari.

TEN. COL. EMILIO CASALE – Ufficio Brevetti dell’Esercito

Possiamo vedere se tra le invenzioni presentate ne esistono alcune che potrebbero avere dei riflessi di interesse per la Difesa.

SPEAKER

Se l’Esercito è interessato ad un qualsiasi prodotto lo espropria e ne assume il monopolio di produzione. Internet e i raggi infrarossi, per esempio, sono brevetti americani utilizzati dall’Esercito e messi sul mercato più di 10 anni dopo la data del loro deposito. La stessa radio di Marconi, prima di entrare nelle nostre case, è stata utilizzata a fini militari. Dopo 90 giorni il progetto ritorna al terzo piano, al vaglio degli esaminatori. Se l’esito sarà positivo l’inventore potrà disporre di un brevetto e per circa 20 anni avrà il monopolio del suo prodotto, qualora un’azienda volesse commercializzarlo.

CORRADO MODUGNO – Mandatario

Adesso come adesso non esiste più Leonardo Da Vinci, l’inventore dell’aeroplano. La maggior parte dei brevetti sono piccole modifiche di qualcosa di già esistente oppure trasferimenti di tecnologia da un settore all’altro.

SPEAKER

Per esempio?

CORRADO MODUGNO – Mandatario

La maggior parte dei brevetti nel campo dell’automobile è relativa all’applicazione dell’elettronica in quel settore.

MILENA GABANELLI in studio

Effettivamente oggi le invenzioni si fanno nei modernissimi centri di ricerca, nei laboratori attrezzati che hanno fondi adeguati e che hanno anche la capacità di muovere un certo indotto. Non si chiamano nemmeno più invenzioni ma ricerca. All’inventore solitario, se proprio va bene, rimane al massimo la patente di estroso. E di questi estrosi Bernardo Iovene ne ha trovati tre. Vivono fuori dal mondo, hanno tutti una certa età e nei loro laboratori si trovano tracce di brevetti che risalgono a 40 anni fa e che riguardano oggetti che usiamo tutti i giorni. Non si tratta, ovviamente, di furto di brevetto ma di invenzioni successive che però potrebbero aver trovato ispirazione proprio là. Come il caso, per esempio, della macchina che fa 100 chilometri con tre litri, invenzione di questi giorni, di cui troviamo traccia di brevetto che risale, addirittura, al ’40. Insomma in questo mondo complicato, in realtà, il furto esiste e le difficoltà, come vedremo, sono dovute anche ad una sorta di discriminazione.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Sulla via per Viterbo, a Sutri, in un castello che ospitava i processi della Santa Inquisizione, vive con la sua fondazione l’Ing. Marcello Creti. Dagli anni ’30 fu definito il più giovane inventore del mondo, infatti solo a 7 anni aveva già inventato il tappo a corona e la bambola parlante e per 50 anni ha vissuto dei centinaia di brevetti che suo padre, ottimo commercialista, seppe sfruttare.

Marcello Creti

MARCELLO CRETI – Inventore

(su immagini di sue invenzioni)

Questo è il primo modello dell’Instamatic fatto da me e questo il primo modello realizzato dalla KodaK. Qui abbiamo la segreteria telefonica a valvole inventata da me e la segreteria telefonica moderna.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Questo lo ha fatto lei?

MARCELLO CRETI – Inventore

(su immagini di sue invenzioni)

Certo, è uno dei miei brevetti. Qui, per esempio, c’è il primo modello di Lunasik, il misuratore di luce per fare le fotografie. Questo è il modello vecchio, andava a batterie. Adesso il Lunasik è un apparecchietto molto ridotto. Lì ci sono dei vecchi modelli di alogene fatte da me. Ora le faccio vedere un apparato che ha la caratteristica di mandare energia elettrica a distanza, senza fili. Un sistema che irradia l’energia ed è in grado di accendere subito tubi fluorescenti, di far camminare piccoli motorini. Con questi hanno fatto degli apparecchi pubblicitari; in Svizzera, li hanno utilizzati nei bar. Questo preleva le onde cerebrali e le porta sugli schermi. Lei si mette là dentro, pensa ad un cane e sullo schermo appare l’immagine di un cane. Vengono captate le energie cerebrali e vengono inviate sugli schermi.

MARCELLO CRETI – Inventore

(su immagini di barattoli di vetro contenenti serpenti)

Questa è un’altra esperienza per far si che l’animale o la pianta che cresce non abbia più il freno che ne limita il volume, per cui un serpente di questa grandezza diventa così, un colosso, un animale enorme. Di questi ce ne sono anche vivi: nel nostro parco troverà dei pesci che da piccoli sono diventati animali di 5, 6, 7 chili. Hanno però un arco di vita molto corto ed un potere proteinico molto basso perché l’energia è distribuita nella massa.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Tutte le invenzioni di Creti, dall’elettronica, alla chimica, alla fisica sono frutti di disegni fatti di buon mattino fin dall’età di 7 anni. Il padre li faceva analizzare da esperti e quindi brevettare e commercializzare. Questo disegno per esempio è il juke box. Come lo aveva chiamato lei?

MARCELLO CRETI – Inventore

Cambiadischi automatico. Pensi che per quello lì mi hanno dato un premio di 10.000 lire, nel 1939 o ’40.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Dalla morte del padre l’ingegnere, così lo chiamano i suoi collaboratori, non brevetta più nulla.

MARCELLO CRETI – Inventore

(immagini di articoli su quotidiani d’epoca)

Questa è una macchina che fa 48 chilometri con 1 litro di benzina. Ancora non l’hanno messa in circolazione, probabilmente per motivi di interesse. Comunque adesso la stanno realizzando.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Quanti anni fa l’ha inventata?

MARCELLO CRETI – Inventore

(immagini di articoli su quotidiani d’epoca)

Nel ’40.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Dall’invenzione di Creti, effettivamente, di anni ne sono passati quasi 60 e la prima macchina che fa 100 chilometri con 3 litri esce proprio in questi giorni. Ma nel repertorio di Creti c’è dell’altro.

MARCELLO CRETI – Inventore

(immagini di articoli su quotidiani d’epoca)

Questo è il telefono vivavoce. E’ stato esposto a suo tempo, era chiamato l’amplitele Creti.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Quanti anni fa l’aveva inventato?

MARCELLO CRETI – Inventore

(immagini di articoli su quotidiani d’epoca)

Nel 1938. Il brevetto del cellulare è del 1940. Qui mi vede mentre sto parlando dalla strada. Cosa succede oggi? Quando si presenta un brevetto se questo ha un valore relativo, basso, passa inosservato ma se il brevetto è di una certa importanza ne vengono subito a conoscenza, prima ancora che sia concesso, le grosse fabbriche le quali, ovviamente, trovano la strada per averne una copia. In seguito, quando si scopre che il brevetto copre l’operato di una certa fabbrica, l’inventore protesta e ne nasce una discussione legale che può durare anche molti anni. Se dopo un certo numero di tempo, 1,2 10 anni, la fabbrica che ha costruito il prodotto si accorge che i diritti erano di un’altra persona, fa una valutazione di quello che valeva il brevetto all’epoca in cui era stato depositato. Se viene condannata dal tribunale civile liquida l’inventore e tutto finisce qui.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Ma quanti sono gli inventori in Italia ed è vero questo furto da parte delle industrie?

ALESSANDRO MASCIOLI –

Pres. Associazione Nazionale degli Inventori

Le nostre indagini statistiche determinano che dovrebbero essere attivi in questo momento circa 13000 inventori, cosiddetti ricercatori tecnologici isolati.

RODOLFO SCOGNAMIGLIO –Traduttore scientifico

Quando si deposita un brevetto, le multinazionali o le grandi industrie hanno degli informatori all’interno dei vari uffici brevetti. Mediante un escamotage è possibile simulare che la stessa invenzione è stata già realizzata anni prima, cambiando denominazione, frasi. Risulta così che queste invenzioni siano state già depositate da altri. In realtà si tratta di un vero e proprio furto.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Indagando più a fondo scopriamo che questa è una prassi che ha radici consolidate.

RENATO GIANNETTI – Università di Firenze

Questa cosa è già accaduta alla fine dell’800 quando, in due casi, inventori come gli italiani Pacinotti e Meucci trovarono ambedue due innovazioni importanti: la dinamo e il telefono. Entrambe le innovazioni non vennero tuttavia sfruttate da loro ma dalle grandi imprese perché i brevetti, che ne permettevano lo sfruttamento, furono acquisiti da Gram, un ingegnere francese e, nel caso di Antonio Meucci, da Bell che è uno dei fondatori della Western Electric, una delle più grandi compagnie telefoniche che operano tutt’oggi nell’area delle telecomunicazioni.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

I grandi hanno sempre mangiato i piccoli. Ma noi abbiamo il vizio, quando è possibile, di verificare tutto. Infatti abbiamo chiesto, invano purtroppo, udienza all’ufficio brevetti della FIAT che pare, ma non è sicuro, sia il più grande in Italia. Alla Ferrari, invece, sono stati molto più disponibili. Le risulta che le grandi industrie abbiano degli informatori negli uffici brevetti?

STEFANO GIORGINI – Ricerca e sviluppo – Ferrari

Indubbiamente la grossa industria ha la possibilità di conoscere ciò che tutto il mondo sta facendo nei grandi settori. Quindi ha la possibilità di accedere a società di consulenza che possono tenerla informata ad un livello sicuramente altissimo. A questo punto è ovvio che la grossa industria è avvantaggiata rispetto al singolo individuo ma è solo una questione di capacità di mezzi che possono mettersi in campo. Non vedo dei problemi strutturali. Almeno per quanto ne so io.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

L’ultima invenzione brevettata della Ferrari è il cambio marce delle auto di Formula 1 applicato alle auto da strada. Il pilota ha la possibilità di cambiare senza togliere le mani dal volante e senza togliere il piede dall’acceleratore. Come riuscite a tutelare la segretezza di queste invenzioni?

STEFANO GIORGINI – Ricerca e sviluppo – Ferrari

Noi stiamo molto attenti. Contiamo molto sulle persone che lavorano con noi, sulla riservatezza dei fornitori che collaborano con noi e che sviluppano questi sistemi e, devo dire, che questa volta ha funzionato abbastanza bene. Siamo arrivati primi.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Perché, c’è qualche volta che non funziona, c’è qualche commercio interno, qualche spia?

STEFANO GIORGINI – Ricerca e sviluppo – Ferrari

Qui da noi direi non tanto ma comunque si sa come è fatto il mondo.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Come è fatto questo mondo, allora, potrebbe dircelo il direttore dell’ufficio italiano brevetti. Ci dicono che nell’ufficio brevetti ci sono degli informatori delle industrie. E’ vero o no?

CRISTIANO DI CARLO – Dir. Ufficio Brevetti di Roma

Informatori nel senso che cercano di rubare le idee? Questo non posso né smentirlo né confermarlo. La sala del pubblico è aperta a tutti quelli che hanno interesse nell’ambito dei brevetti quindi è possibile….

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Per cui c’è una rapina delle invenzioni?

CRISTIANO DI CARLO – Dir. Ufficio Brevetti di Roma

Diciamo che è possibile.

VARIE IMMAGINI DI INVENZIONI

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Ma quanto costa realmente un brevetto?

CRISTIANO DI CARLO – Dir. Ufficio Brevetti di Roma

Chi vuole depositare un’invenzione deve semplicemente spendere 315.000 lire più due marche da bollo da 20.000 lire.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Quanto le è costato questo brevetto?

CRISTIANO DI CARLO – Dir. Ufficio Brevetti di Roma

Io sono a ¾ della strada e sono intorno ai 25 milioni.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Come mai ha speso 25 milioni per depositare un brevetto.

INVENTORE

Io ho fatto una prima azione che prevedeva un brevetto a livello nazionale e ho speso 1.025.000 lire. E poi, siccome il brevetto non dava sufficienti garanzie, ho pensato di estenderlo al brevetto europeo dove mi viene richiesta una spesa di 18 milioni.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

E se vuole andare in Giappone?

INVENTORE

Sono altri 6 milioni. Quindi: 1 milione più 18 milioni + 6 milioni fa 25 milioni.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

(su immagini di invenzioni)

Se un brevetto rimane solo italiano, secondo la legge internazionale, dopo un anno può essere utilizzato nei paesi in cui non è stato depositato. Estenderlo al mondo tecnologico è dunque una necessità che costa decine di milioni.

MARCELLO CRETI – Inventore

Tutte queste sono cose commerciabili, cose che camminano. Una fascetta fluorescente sul piede del ciclista di notte, ad esempio, tutte cose semplici. Se va sul complicato trova delle difficoltà.

Speri e Zorzi: fusione fredda

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

E parliamo allora di invenzioni cosiddette complicate e vediamo che tipo di difficoltà troviamo.

Nel 1974 in un paese sul Lago di Garda, due ricercatori, il prof. Omero Speri e l’architetto Piero Zorzi, in questo laboratorio rimasto intatto dalla loro morte, mettono a punto un motore a fusione fredda e depositano il brevetto.

Il motore, utilizzando una forma di energia che ne incrementava il movimento, poteva addirittura sostituire la benzina. A questo punto Speri e Zorzi contattano vari centri di ricerca per far conoscere la loro invenzione. Finché vengono invitati, in un modo mai chiarito, da alcune aziende ed enti esteri. Come poi sono andate le cose, ce lo raccontano i figli.

MICHELANGELO SPERI

Il loro viaggio più importante, in questo cammino è stato in Israele.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Gli israeliani erano interessati?

MICHELANGELO SPERI

Gli israeliani erano interessati alla scoperta della fusione fredda, chiamata adesso così, chiamata allora fusione termonucleare.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Anche perché loro non hanno il petrolio…

MICHELANGELO SPERI

Probabilmente anche per quel motivo. Di fatto furono invitati in Israele presso le università di Tel Aviv e di Haifa per presentare i loro studi.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Erano contenti di andare in Israele a presentare queste idee?

MICHELANGELO SPERI

Diciamo che li accompagnava un doppio stato d’animo. Da una parte la soddisfazione che qualcuno li aveva ascoltati. Dall’altra la preoccupazione di non essere stati invitati tranquillamente. Avevano una sorta di disagio…

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Non sapevano neanche se sarebbero tornati….

MICHELANGELO SPERI

Beh, Oddio, la paura c’era perché era un contesto estero. Ritornati dal viaggio decisero comunque di non continuare più gli studi, poiché probabilmente ne avevano percepito la gravità.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Cosa sia successo realmente, come scrivevano i giornali dell’epoca, rimane avvolto nel mistero. Speri e Zorzi si fermarono e nessuno parlò più del motore a fusione fredda, almeno fino al 1989, quando due americani, Fleishman e Pons, dichiararono al mondo che la fusione fredda era possibile. Cioè che con l’acqua si poteva avere un’energia pulita, inesauribile e a bassissimo costo. Dopo un breve entusiasmo, però, tutto venne smentito.

La verità sulla fusione fredda, se funziona o no, è difficile da conoscere. Quello che si sa è che la paternità della scoperta è americana mentre, fin dai primi anni ’80, il chimico Renzo Boscoli[1] e il fisico del CNR Roberto Monti[2], già sostenevano che la fusione nucleare era possibile alle basse temperature, ma vennero ignorati. Ne troviamo traccia in un solo giornale: il Sole 24 Ore, che scriveva: "molti elementi, di fatto, fanno ritenere che la fusione fredda sia stata quantomeno pensata in Italia e almeno fin dal 1974. Nell’articolo si fa riferimento a Speri e a Zorzi, al chimico Renzo Boscoli e al fisico Roberto Monti. Ai nostri non restò altro che applaudire.

RENZO BOSCOLI – chimico inventore

Io ho battuto le mani e ho detto che era una cosa ottima, una cosa possibile. Quando tutti dicevano no non è possibile… Allora c’era una specie di astio tra fisici e chimici. Loro erano due chimici e quindi…

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Di sicuro, se la fusione fredda funzionasse, potrebbe avere enormi ripercussioni sull’economia mondiale ma poiché, secondo la scienza ufficiale, saremmo di fronte ad una enorme balla, non ci sono investimenti e quindi la ricerca va avanti in piccoli laboratori quasi clandestini e sparsi nel mondo.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

(su immagini di dispositivo ecologico per i gas di scarico)

Dalle forme di energia alternative passiamo ai dispositivi ecologici. Questo esempio che vediamo lo abbiamo trovato al Salone delle Invenzioni di Reggio Emilia. Il fumo nero della marmitta, attraverso questo rudimentale ma efficace depuratore, sparisce completamente. Mica male!

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Ma torniamo a Boscoli. Questa è la strada che porta alla sua modesta casa nella campagna ferrarese. Tra le tante invenzioni che, per un motivo o per l’altro, non gli hanno portato ricchezza, c’è anche un attivatore catalitico. Leggo da un suo brevetto che lei ha fatto un attivatore catalitico della combustione per i motori a combustione interna.

RENZO BOSCOLI – chimico inventore

Il vantaggio è quello di aumentare la potenza, di diminuire i consumi, di poter adoperare delle benzine più magre, di poter eliminare il piombo.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Perché è un’invenzione utile questa?

RENZO BOSCOLI – chimico inventore

Non è utile a quelli che fanno la benzina. Questo lo dico subito.
Conservo ancora una lettera che mi inviò il commendatore Ferrari al quale avevo offerto questo prodotto. Dissi che in questo modo potevamo aumentare la velocità anche del 10%, perché c’era la possibilità di sfruttare meglio la benzina.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

E questa è la risposta in cui leggiamo i ringraziamenti e la precisazione che il regolamento della Formula 1 impone l’uso di carburante commerciale e quindi ogni additivo, anche un catalizzatore, è vietato. Firmato: Enzo Ferrari.

Cosa può succedere ad una persona che fa un invenzione utile che va contro qualche grosso interesse?

RENZO BOSCOLI – chimico inventore

O la fanno fuori, ma quella è una cosa pesante perché dopo ci vuole il funerale; oppure, il silenzio: ignorare, che esista quell’individuo. Il silenzio, è il peggiore dei mali. Non se ne parla: basta, finito.

RODOLFO SCOGNAMIGLIO – Traduttore scientifico

Vi sono molti inventori che sono giunti alla conclusione che, scindendo l’acqua in idrogeno e ossigeno, lasciando libero l’ossigeno ma trattando particolarmente l’idrogeno, ottengono del carburante per benzina silenzioso, non inquinante, del costo tra le 10 e le 14 lire a litro. Questo è quanto si è detto però ogni volta che arriva qualche informazione di questo genere tutto viene tacitato.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Ma chi è che mette a tacere queste cose?

RODOLFO SCOGNAMIGLIO – Traduttore scientifico

Si sa, no? Ci sono sette sorelline che sanno il fatto loro.

RENATO GIANNETTI – Università di Firenze

L’opposizione si svolge attraverso tutti gli strumenti possibili ed immaginabili che vanno dal tentativo di acquistare il brevetto, e quindi di mettere nel cassetto la possibilità di sviluppare l’innovazione come è accaduto diverse volte. Ricordo per esempio che quasi tutte le grandi società automobilistiche posseggono brevetti di alimentazione dei motori attraverso cellule solari e quasi tutte le società elettriche posseggono brevetti relativi alla fusione a freddo, ma non li utilizzano perché preferiscono sfruttare ciò di cui godono al momento. Questa è una delle tecniche utilizzate per ostacolare i nuovi entranti. Altre sono di natura anche più rozza e aggressiva.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

E a questo proposito rivediamo una curiosità. Il neon è un’invenzione degli anni ’30, ma per la sua diffusione ha dovuto aspettare gli anni ’50. Perché, si diceva, faceva male alla vista.

EMILIO CAMPOS – Responsabile oculistica – Univ. di Bo

Non esiste una prova che faccia male, considerando che la differenza che può esistere tra il neon e la lampadina è che il primo da’ una certa continuità di illuminazione mentre l’altra un certo sfarfallio. Io penso che non ci sia nessun motivo di evitare la luce al neon, che io utilizzo anche nel mio ufficio.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Ma allora per quale motivo girava questa voce falsa che ne ritardò la commercializzazione?

RENATO GIANNETTI – Università di Firenze

I produttori di lampadine, beneficiari quindi di un monopolio e di un brevetto leader nel campo dell’illuminazione, fecero il possibile per ostacolare la diffusione della nuova forma di illuminazione, fino a praticare un vero e proprio falso in termini di propaganda sostenendo che il neon fosse una luce innaturale che danneggiava gli occhi mentre, dal punto di vista ottico, è vero esattamente il contrario. La Mazda fu costretta a far aumentare i consumi del neon perché in questa maniera riuscì a superare l’ostilità delle società che vendevano energia elettrica e quindi a diffondere ugualmente l’innovazione.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

In sostanza, l’azienda che ha inventato il neon, per riuscire a immetterlo sul mercato, ha dovuto inserire un dispositivo che aumentasse il consumo di corrente.

Ma veniamo adesso ad un’altra storia di paternità e furto di invenzioni. Nel 1948 il giovane Boscoli, alla notizia di un aereo sparito nel nulla, progettò una radio boa, una vera e propria scatola nera con qualcosa in più: richiami radio, galleggiante e arpioni di bloccaggio. Boscoli spedì il progetto finito all’Ambasciata americana a Roma.

RENZO BOSCOLI – chimico inventore

Mi hanno risposto che non era una cosa che li interessava direttamente.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Due mesi dopo Boscoli vide riprodotto il suo progetto sulla rivista Scienza Illustrata. Ad una richiesta di informazioni il direttore della rivista rispose a Boscoli che la notizia era stata ripresa da una rivista americana.

RENZO BOSCOLI – chimico inventore

Allora ho riscritto all’Ambasciata americana e questa volta mi hanno risposto che i miei disegni erano rimasti nel loro archivio, che nessuno li aveva toccati e che non era improbabile che la mia stessa idea fosse venuta anche a qualche loro tecnico. Oggi, dopo anni e anni da quel mio lavoro, quando cade un aereo, la scatola nera va in fondo al mare e i sommozzatori devono andare a cercarla. Tramite il galleggiante, invece, con il suo "bip bip", potrebbe essere subito ritrovata.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Il suo progetto prevedeva il galleggiante. Se l’hanno copiata l’hanno copiata anche male.

RENZO BOSCOLI – chimico inventore

E’ pacifico che l’hanno copiata male. Le conseguenze le vediamo anche oggi: dobbiamo andare a cercare una cosa in fondo al mare. Se cade con l’aereo e questo prende fuoco la scatola nera addirittura può bruciare!

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Quanti brevetti ha fatto nella sua vita?

RENZO BOSCOLI – chimico inventore

Ne ho fatti almeno il triplo o il quadruplo di quelli che portano il mio nome.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Tanti non portano il suo nome?

RENZO BOSCOLI – chimico inventore

No. Il primo brevetto, per esempio, sul silicone, ha fatto il salto perché avevo preparato tutto. Io non mi potevo muovere dal laboratorio e uno dei miei collaboratori si offrì di andare alla Camera di Commercio. Mi disse che, in caso, io sarei andato per firmare. In seguito mi disse che aveva presentato il brevetto e che aveva firmato lui. Come hai firmato tu? Tu vendi stoffe, come fai a fare il brevetto del silicone? Ne venne fuori una baruffa che non finiva più….

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Il silicone poi è stato commercializzato? RENZO BOSCOLI – chimico inventore Per Dio!

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Mi sarebbe piaciuto filmare il Sig. Boscoli al lavoro nel suo laboratorio ma i due collaboratori, speriamo diversi dai precedenti, me lo hanno vietato tassativamente perché, pare, stia per fare una grossa scoperta. Noi chiaramente gli facciamo tanti auguri.

ricercatore Ighina

L’ultima storia che vogliamo raccontare è quella del ricercatore Ighina, 90 anni, aiutante di Marconi. Di Marconi tutti sappiamo che a 20 anni inventò la radio. Ma poi?

Marconi, spiega Ighina, aveva scoperto l’energia attraverso la forma a spirale del guscio della lumaca.

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

Girando a destra, noi possiamo capovolgere la lumaca. Va sempre a destra ma capovolgendola va a sinistra. E quindi noi viviamo dentro a questa riflessione di energia.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Dal sole parte una spirale gialla. Dalla terra, invece, una spirale blu. Proseguendo gli studi di Marconi, Ighina ha determinato che l’incontro dell’energia solare, positiva, e dell’energia terrestre, negativa, forma la materia. La pulsazione di questo incontro è l’atomo magnetico.

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

L’atomo magnetico prende l’energia solare e si apre, prende quella terrestre e si chiude. Questa è la vita nostra. Pulsare sempre, tutto pulsa. Quello che non pulsa non vale niente.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Tutti gli esperimenti di Ighina sono basati sul ritmo di energia solare e terrestre. Attraverso questo ritmo si possono rigenerare cellule vive, neutralizzare terremoti, allontanare e avvicinare le nuvole.

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

Mamma mia, cosa vuol dire l’energia, eh?

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

(mostrando un’apparecchiatura)

Ecco, questa è la valvola dei terremoti. Antisismica. Che cos’è il terremoto? Il terremoto è nato con gas compresso. Se noi andiamo in bicicletta, affinché non scoppi la gomma, dobbiamo metterci la valvola. No? E così anche questo fa lo stesso. Tale e quale, ma non lo vogliono capire. E allora io sono della lega di, chi se ne frega. Peggio per loro, no?

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

E lei ci può provare che attraverso questa valvola si evita il terremoto?

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

Si, se ho ancora i giornali glieli porterò: a Modena è venuto il terremoto, a Faenza è venuto il terremoto e a Imola niente.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Lei l’ha proposta a qualcuno questa valvola?

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

A tutti.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

E cosa le hanno risposto?

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

Che se ne fregano.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Perché?

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

Perché gli costerebbe troppa fatica. E poi non ci credono.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Lei ha mai provato a brevettare una sua invenzione per commercializzarla?

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

Non serve.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Perché non serve?

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

Perché se lo sanno, lo fanno tutti. Perché frenare una cosa che posso divulgare a tutti per farla adoperare?

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Allora adesso ci sono le nuvole in giro. Lei cosa farà?

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

Ecco, si vede la rotazione.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

No, non c’è ancora!

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

(su immagini delle nuvole)

Come no, guarda là! Non vedi che ruota?

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Ighina dice che le nuvole sono in rotazione. In effetti si comincia a vedere uno spiraglio.

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

Guarda come si apre, sopra l’elica! Non lo crede nessuno.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Dopo 10 minuti lo spiraglio si allarga.

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

(su immagini delle nuvole)

Vedi che si apre tutto? Puoi dire che non è vero?

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Dopo appena mezzora il cielo sopra all’elica di Ighina è ormai completamene aperto, letteralmente spaccato in due. Sarà un caso? Chi lo sa? Sta di fatto che tutti quelli che sono venuti qui hanno sempre visto la stessa cosa: le nuvole che si aprono.

Lei potrebbe far piovere dove c’è la siccità praticamente.

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

Ma non vogliono.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Risolverebbe il problema della siccità nel mondo.

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

Ci ho provato, ho mandato questa idea in Africa. Sa cosa mi hanno detto? Se la prenda e la porti via perché noi guadagniamo sulla mancanza di acqua.

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTORE

Ma Ighina, come ama sottolineare, se ne frega. La soddisfazione lui la trova da altre parti: per esempio nello stupore e nella meraviglia dei bambini di fronte al cielo che si apre sopra la sua elica.

PIERLUIGI IGHINA – ricercatore

E’ la più grande soddisfazione della mia vita.

Giuliano Preparata

MILENA GABANELLI in studio

Giuliano Preparata, buonasera. Lei è docente di fisica alla Statale di Milano, lavora con Fleishman alla fusione fredda in uno di quei pochi laboratori sparsi per il mondo, in qualche modo, insomma, lei è dentro le istituzioni. Che cosa pensa di questi 3 arzilli vecchietti che abbiamo appena visto?

GIULIANO PREPARATA – Università Statale di Milano

Io sono molto colpito dalla vivacità intellettuale di queste persone, anche molto anziane. Personalmente, avendo visto nella mia vita tante credenze sfatate, sono portato a dare credito a costoro.

MILENA GABANELLI in studio

Quindi non sono dei ciarlatani?

GIULIANO PREPARATA – Università Statale di Milano

Assolutamente. Non hanno nessun aspetto della ciarlataneria. Sono persone che probabilmente hanno scoperto delle cose nuove, incomprensibili all’interno della visione generalmente accettata della fisica, e che dovrebbero essere guardate con grande interesse e grande simpatia perché potrebbero aprire degli scenari nuovi.

MILENA GABANELLI in studio

Ma la storia dell’elica che apre il cielo, per esempio, nessuno ci crede…

GIULIANO PREPARATA – Università Statale di Milano

Come nessuno crede: lì c’era un cielo assolutamente nuvoloso, parte quest’elica e il cielo si apre. Secondo me questo è un fatto reale. Il fatto che uno non ci creda vuol dire che non ha gli strumenti per capire come ciò avvenga, ma questo invece di portare alla ridicolizzazione di chi propone certe cose dovrebbe condurre lo scienziato vero, curioso, a darsi da fare per vedere cosa manca nella visione che viene generalmente accettata per poter, una volta che questi fenomeni siano stati riprodotti senza molti dubbi, riportarli nell’ambito della razionalità scientifica.

MILENA GABANELLI in studio

Quindi lei dice che quando non ci sono strumenti per capire il fenomeno, non ci si crede. Funziona così?

GIULIANO PREPARATA – Università Statale di Milano

Si, secondo la teoria delle percezioni: se noi non ci aspettiamo una certa cosa, potremmo anche avere davanti un elefante e non percepirlo come tale ma pensare che sia una montagna grigia, per esempio.

MILENA GABANELLI in studio

Lei, rispetto a questi signori che ne sono fuori, è nell’istituzione. Oggi il ricercatore autonomo che ha una grande idea, magari anche di forte interesse sociale, come può accedere ai fondi della ricerca?

GIULIANO PREPARATA – Università Statale di Milano

Praticamente non ha nessuna chance. Cerchi di immaginare che Archimede Pitagorico arriva ad una grande agenzia creata per fare un certo numero di cose come risolvere il problema dell’energia, della struttura dei materiali ecc. Questo signore dice "io ho risolto questo problema". Ma come? Qui ci sono migliaia di persone che, anno dopo anno, si celebrano in conferenze, che quando possono riempiono le prime pagine dei giornali sui loro grandi risultati, sui geni che hanno trovato, sulle macchine che hanno costruito. Sono quasi sempre tutti americani: ogni tanto c’è qualche italiano che ha la fortuna di essere aggregato a questi gruppi e di venire valorizzato. Arriva Archimede Pitagorico e dice che le cose non si fanno così. E gli altri che fanno? E’ arrivato il Messia? Non è questo ciò che succede.

MILENA GABANELLI in studio

Ma allora sbagliano tutti. Se l’iter è questo, e non solo italiano, qualcosa di giusto ci sarà?

GIULIANO PREPARATA – Università Statale di Milano

La scienza, nel corso di questo secolo, è diventata un fatto socio-economico importantissimo, cosa che non era all’inizio di questo secolo. All’inizio del secolo l’accademia non contava nulla.

In Europa c’erano al massimo una decina di cattedre di fisica teorica, oggi ce ne sono decine di migliaia. Vuol dire essenzialmente che, dopo la seconda guerra mondiale, con il fatto che i fisici hanno mostrato alla società che facendo una bomba atomica avevano risolto il conflitto mondiale, è venuta fuori l’idea che la scienza fosse un importantissimo elemento del funzionamento di una società.

MILENA GABANELLI in studio

Ma questo è vero.

GIULIANO PREPARATA – Università Statale di Milano

Il vero aspetto della scienza che poi provoca tecnologia, è che è filosofia naturale e investigazione della natura. Io dico spesso ai miei studenti che l’investigazione della natura, la ricerca della verità scientifica, non può essere una carriera, deve essere una sorta di missione.

MILENA GABANELLI in studio

Se Einstein vivesse oggi, cosa succederebbe?

GIULIANO PREPARATA – Università Statale di Milano

Einstein, che pubblicò nel 1905 tre lavori fondamentali che innescarono tre rivoluzioni scientifiche, era stato sbattuto fuori dal Politecnico Federale di Zurigo e si lavorava come esaminatore federale dell’ufficio brevetti di Berna. Einstein aveva 27, 28 anni, inviò i suoi lavori che furono pubblicati.

Se Einstein fosse vivo e mandasse dall’uffifio federale dei brevetti di Berna, al Physical Review, a Nature, a Science, non verrebbe sicuramente pubblicato, senza il minimo dubbio.

MILENA GABANELLI in studio

Cosa dovrebbe cambiare nel modo di gestire la scienza?

GIULIANO PREPARATA – Università Statale di Milano

Occorre destinare una piccola percentuale, il 5% o meno, dei fondi statali alle ricerche non accademiche, non convenzionali. Questi inventori che abbiamo visto potrebbero accedere a dei fondi. Il 5% dei fondi statali sono una piccola fetta che non toglie nulla alla scienza ufficiale ma potrebbero contribuire a dare un enorme impulso a queste persone che hanno idee nuove. Ma se noi andiamo a chiedere all’accademia di dare a costoro la possibilità di distruggere il monopolio dei grandi, non glielo daranno mai.

MILENA GABANELLI in studio

La ringrazio per essere stato con noi. Buonanotte.


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